Bonifiche Massarotti

Alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, il capostipite della “Massarotti Cav. Giulio”, una volta sbarcato dalla Corazzata “Vittorio Veneto”, avuta dal “Ministero della Marina”, la concessione per i recuperi, intraprendeva l’attività di demolizione e salpamento dei relitti giacenti nelle acque della Calabria. Già nel 1951 le prime cronache locali, si interessavano al problema intervistando le ditte operanti nel settore, come evidenziato nello stralcio giornalistico allegato, e la Massarotti già aveva un suo ruolo nell’ambito di tali attività. Nella seconda metà degli anni 50, Giulio Massarotti viene incaricato per conto dell’allora “Consorzio Fabbricanti Dinamiti” di individuare in Sicilia una zona atta a stabilire una sede per lo stoccaggio dei materiali esplodenti da impiegare per le ricerche geofisiche da parte delle squadre della Exon – BP Petroleum, nonché di specializzati tedeschi nella ricerca degli idrocarburi. Strategicamente al centro della Sicilia, ai confini con le maggiori province dell’Isola, Caltagirone in provincia di Catania, è la località scelta per attrezzare un deposito in grado di rifornire le diverse esigenze ed è lì che la “Massarotti” stabilisce la prima vera propria sede. All’inizio per la “Montecatini” di Milano, poi per la “SEI” di Ghedi, la “Massarotti” stabilisce una fitta rete di forniture per la distribuzione, vendita ed impiego di esplosivi industriali a diverse cave e miniere e si adopera affinché siano usati dei materiali esplodenti per gli abbattimenti controllati, mirati alla demolizione di ponti, ciminiere, vecchi fabbricati e vari manufatti, anche fuori della Regione Siciliana. Negli anni 70, con l’ausilio della Motonave “Mariner”, di proprietà, il Cav. Massarotti, trasporta sino in Sicilia gli esplosivi ed usa la stessa imbarcazione per l’affondamento di munizioni obsolete per conto dell’Esercito. In questo stesso periodo si acquista in Agro di Caltagirone un vasto appezzamento di terreno che sarà usato per la creazione del più grande deposito esplosivi, privato di tutta Italia, che servirà da deposito polmone per la fabbrica della SEI “Società Esplosivi Industriali” di Ghedi (BS). Vicissitudini, momenti storici particolari e la volontà di riconvertirsi verso nuove e stimolanti attività, spingono, alla fine degli anni 70, il Cav. Giulio Massarotti ad indirizzare le risorse umane ed il proprio Know-how verso la Bonifica da Ordigni e Residuati Bellici. In questo campo il Cavaliere si prodiga, gettandosi a capofitto contro tutto e tutti, affinché si possano istituire dei Corsi per la specializzazione di maestranze addestrate alla individuazione, ricerca ed eliminazione di residuati bellici. Gli ultimi specializzati, atti a gestire tali operazioni erano i “ragazzi” del dopoguerra, addestrati sul campo, cresciuti loro malgrado, tra i lutti di diversi compagni, feriti ed addirittura morti durante lo svolgimento del proprio mestiere, quello di “Rastrellatore”. Uomini che con strumenti, oramai considerati rudimentali, hanno battuto metro per metro migliaia di chilometri quadrati di territorio alla ricerca di qualsiasi residuato bellico, che messo alla luce veniva fatto brillare per renderlo innocuo, bonificando la terra dal pericolo di esplosioni e rendendola nuovamente fertile ed agibile per l’agricoltura o per lo sviluppo edile del dopoguerra. Grazie al lavoro costante e tenace del Cavalier Massarotti, il Ministero della Difesa, promulga un D.L. che regola l’attuazione di Corsi per la Specializzazione per l’abilitazione ai lavori a carattere B.C.M. (Bonifica Campi Minati). Visualizza documento ufficiale. Detti Corsi, il primo dei quali veniva effettuato presso la Scuola del Genio della Cecchignola in Roma, specializzavano i primi Rastrellatori, Assistenti Tecnici e Dirigenti Tecnici del dopoguerra. La volontà della Massarotti di migliorare metodologie e strumenti di lavoro, è soddisfatta con la progettazione prima e costruzione poi, di speciali scafandrature per contenere gli apparati cercamine FORSTER Mod. 4021, omologati dal Ministero della Difesa. Dal primo prototipo nero, costruito dalla “BICMAR” di Milano, con portabatterie separato dalla sonda e dalla scatola elettronica, si è passati al secondo modello, con visore dello strumento a mezzo lente di ingrandimento, sino all’ultimo con scala di luci a led rossi, per l’indicazione dei segnali positivi o negativi. L’impresa “Massarotti”, unica ad essere stata iscritta all’Albo Fornitori della Difesa idonea alla “BONIFICA dei fondali marini da ordigni e...”, vedi copia del dispaccio di Navalcostarmi del 1990, vanta diversi lavori in ambito subacqueo compreso il “survay” di tutto il canale per la posa di un metanodotto tra le Centrali ENEL di Civitavecchia (RM) e quella di Montalto di Castro (VT). Per l’esecuzione di tale lavoro, commissionato della “M.S.S. Mediterranean Sub Service” di Roma, viste le alte profondità da raggiungere, circa 75 metri di fondale, si è utilizzata la tecnologia ROV, al quale si è assemblata la sonda del cercamine Mod. FEREX 4021 e con un cavo da 100 metri, sempre della FORSTER, si è potuto ispezionare un corridoio di circa 25 metri lungo quasi 75 chilometri, senza l’ausilio diretto di sommozzatori, ma con riscontro visivo diretto e strumentale dalla cabina del natante in uso per la ricognizione, riducendo al minimo le immersioni e di conseguenza i rischi da loro derivanti.